Antonello Manacorda
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gio 15.10.2620:00
OSI al LAC
LAC, Lugano
gio 15.10.2620:00
OSI al LAC
LAC, Lugano
Programma
Ottorino Respighi
(1879 – 1936)
Leggenda in sol minore per violino e orchestra P36 (1902)
Lino Liviabella
(1902 – 1964)
Concerto per violino e orchestra
(prima esecuzione assoluta)
Claude Debussy
(1862 – 1918)
Prélude à l’après-midi d’un faune in mi maggiore (1894)
Maurice Ravel
(1875 – 1937)
Ma mère l’oye cinque pezzi infantili per orchestra (1910)
I. Pavane de la belle au bois dormant (Lento)
II. Petit Poucet (Molto moderato)
III. Laideronnette, impératrice des pagodes (Movimento di marcia)
IV. Les entretiens de la belle et de la bête (Valzer moderato)
V. Le jardin féerique (Lento e grave)
Concerto diffuso in diretta radiofonica su RSI Rete Due (rsi.ch/rete-due)
Il biglietto di questo concerto vale come titolo di trasporto valido nella data del concerto indicata in tale biglietto, quale carta giornaliera Arcobaleno, tutte le zone, in seconda classe (2.)(TK)(V).
Claude Debussy
Prélude à l’après-midi d’un faune per orchestra
Prima esecuzione: Parigi, Société Nationale de Musique, 22 dicembre 1894. Direttore Gustave Doret
L’alba dell’impressionismo musicale: un nuovo modo d’intendere il suono come colore, spazio, percezione. La forma si dissolve nella suggestione, nella luce, nella continuità timbrica. È una poetica che privilegia l’allusione più che la dichiarazione, inaugurando un ascolto diverso, fatto di metamorfosi e di respiro. Ispirata ad un tragico fatto di cronaca, la composizione ha tra i suoi temi centrali la detenzione forzata e la negazione del diritto fondamentale alla libertà.
Ottorino Respighi
Leggenda in sol minore per violino e orchestra
Prima esecuzione: Milano, Centro Rosetum, 4 giugno 1993
Una pagina che mostra come la tradizione sinfonica italiana abbia scelto di aprirsi a una sensibilità coloristica più moderna. Il violino guida un racconto lirico, mentre l’orchestra costruisce ambienti emotivi. Respighi conserva la vocazione melodica italiana, ma la innesta su un linguaggio più sfumato, attento alle atmosfere e ai chiaroscuri.
Lino Liviabella
Concerto per violino e orchestra
La capacità di superare gli orizzonti del romanticismo restando fedeli alla sua eredità espressiva. Il concerto vive di una tensione continua tra chiarezza formale e ricchezza coloristica. Modernità e tradizione dialogano: il violino non è virtuosismo, ma voce che attraversa un’orchestra dalle tinte ora scabre, ora liriche, segno di una poetica che vuole lasciare il segno.
Maurice Ravel
Ma mère l’oye cinque pezzi infantili, versione per orchestra
Prima esecuzione (versione per orchestra): Parigi, 28 gennaio 1912. Direttore Gustave Grovlez
Una nuova idea di fiaba come architettura sonora che si trasforma in incanto. Ogni movimento è un microcosmo timbrico, costruito con equilibrio perfetto tra semplicità narrativa e raffinatezza tecnica. Ravel fa della trasparenza orchestrale un mondo immaginifico, dove il colore diventa racconto e il racconto diventa magia.
Tra musica, amicizie e storie familiari
Caro pubblico,
Sono davvero emozionato di tornare a Lugano con l’OSI, un luogo e un’Orchestra cui sono particolarmente legato. È sempre speciale ritrovare questi musicisti con cui ho lavorato molto all’inizio della mia carriera; e questa volta, se possibile, lo è ancora di più, per la musica che avrò l’opportunità di condividere con loro e con voi.
In programma c’è infatti il Concerto per violino di Liviabella, un’opera che per me ha un significato molto particolare perché interpretata da un mio caro amico, conosciuto ai tempi del Conservatorio, nonché nipote del compositore e membro dell’OSI stessa. La musica si intreccia così con un’amicizia e con una storia familiare davvero unica.
Il linguaggio di Liviabella, così ricco di colori, atmosfere e sfumature, rivela anche interessanti affinità con il mondo sonoro di Ravel e Debussy, in un affascinante incontro tra lirismo, eleganza e ricerca timbrica.
Sono felicissimo e profondamente emozionato per questo ritorno, per la musica che ci attende e soprattutto per l’opportunità di condividere ancora una volta il palco con l‘OSI e con amici così importanti per me. Non vedo l’ora!
Antonello Manacorda
Tra colore, fiaba e lirismo: Debussy, Respighi, Liviabella, Ravel
Nel mettere in relazione il Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy, la Leggenda di Respighi, il Concerto per violino di Liviabella e Ma mère l’oye di Ravel, emerge un filo comune: la trasformazione del linguaggio orchestrale europeo fra fine Ottocento e primo Novecento, sospesa tra impressionismo, neoclassicismo e nuove forme di narratività timbrica.
Il Prélude à l’après-midi d’un faune di Claude Debussy, commissionato dal Festival di Aix-en-Provence e dall’Orchestre de Paris, apre questo percorso come una soglia verso una nuova idea di orchestrazione. L’incipit del flauto, sospeso tra modalità e cromatismi, introduce un tempo musicale dilatato, privo di direzionalità narrativa tradizionale. La forma non procede per sviluppo, ma per metamorfosi: l’orchestra diventa un organismo timbrico che respira, costruendo un paesaggio sonoro rarefatto, dove la continuità fluida sostituisce la retorica sinfonica ottocentesca. È l’alba dell’impressionismo musicale, che ridefinisce il rapporto fra colore, spazio e percezione, inaugurando una poetica fondata sulla suggestione più che sulla dichiarazione.
La Leggenda in sol minore di Ottorino Respighi si colloca in un territorio che dialoga con questa nuova sensibilità, pur mantenendo radici italiane. Il violino solista, protagonista lirico e narrativo, attraversa un’orchestra che non accompagna soltanto, ma crea ambienti emotivi e chiaroscuri espressivi. La scrittura, ancora nutrita di tardo romanticismo, rivela già l’attenzione respighiana per il dettaglio timbrico: la “leggenda” diventa racconto per immagini, successione di quadri interiori che si affacciano l’uno sull’altro. Respighi mostra così come la tradizione sinfonica italiana possa aprirsi a una sensibilità coloristica più moderna, senza rinunciare alla propria vocazione melodica.
Il Concerto per violino e orchestra di Lino Liviabella – opera dalla singolare concisione formale e dall’assetto concertante insolitamente compatto, presentata questa sera in prima esecuzione assoluta – affonda le proprie radici nella Seconda Sonata per violino e pianoforte del 1932, dalla quale deriva attraverso un processo di metamorfosi compositiva protrattosi per oltre tre decenni. Tale lungo lavorìo di rifrazione e distillazione conduce a una sintesi più tersa e consapevole, nella quale la materia originaria si coagula in una struttura più definita, asciutta, ma non per questo impoverita nella sua dimensione timbrica.
La scrittura orchestrale, infatti, conserva una cura minuziosa del colore, inteso come veicolo di chiaroscuro espressivo e come principio generatore della forma. Il violino solista non assume mai la funzione di mero fulcro virtuosistico ma si configura piuttosto come voce narrante, che attraversa un’orchestra dalle tinte ora scabre e quasi prosciugate, ora liriche e distese, in un equilibrio che riflette tanto la tradizione melodico-armonica italiana quanto l’assimilazione delle più aggiornate istanze europee.
Liviabella innesta una linearità neoclassica su una sensibilità timbrica di matrice novecentesca, elaborando un concerto che, pur profondamente radicato nella continuità della tradizione nazionale, rivela la capacità di trascendere l’orizzonte romantico senza rinnegarne l’eredità espressiva. La tensione fra chiarezza architettonica e ricchezza coloristica assurge così a cifra stilistica dell’opera, segno di una modernità misurata ma incisiva, nella quale la forma si fa luogo di equilibrio e di rinnovata consapevolezza poetica.
Con Ma mère l’oye, Maurice Ravel chiude il percorso con una fiaba orchestrale di precisione artigianale. Ogni movimento è un microcosmo timbrico, costruito con cura minuziosa degli impasti e delle trasparenze. L’orchestra non descrive: incanta. La narrazione musicale si fa immagine, gesto, colore, in una sintesi che rappresenta uno dei vertici dell’immaginazione sonora francese. La fiaba diventa architettura, e l’architettura diventa incanto, in un equilibrio perfetto fra semplicità narrativa e raffinatezza tecnica.
In questo arco, Debussy e Ravel delineano i confini di una nuova poetica del colore; Respighi e Liviabella mostrano come tale eredità sia stata recepita e trasformata nella tradizione italiana, generando una diversa idea di racconto orchestrale: non più mera forma, ma spazio poetico, luogo di evocazione e di immaginazione.
Giovanni Conti
Antonello
Manacorda
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Ruolo
Direttore
Hans
Liviabella
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Ruolo
Violino