Martha Argerich
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gio 12.03.2620:00
OSI al LAC
LAC, Lugano
gio 12.03.2620:00
OSI al LAC
LAC, Lugano
Programma
Maurice Ravel
(1875 – 1937)
Ma mère l’oye cinque pezzi infantili per orchestra (1910)
I. Pavane de la belle au bois dormant (Lento)
II. Petit Poucet (Molto moderato)
III. Laideronnette, impératrice des pagodes (Movimento di marcia)
IV. Les entretiens de la belle et de la bête (Valzer moderato)
V. Le jardin féerique (Lento e grave)
Ludwig van Beethoven
(1770 – 1827)
Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in do maggiore op. 15
I. Allegro con brio
II. Largo
III. Rondò. Allegro scherzando
Felix Mendelssohn
(1809 – 1847)
Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 Italiana (1833)
I. Allegro vivace
II. Andante con moto
III. Con moto moderato
IV. Saltarello. Presto
Concerto diffuso in diretta radiofonica su RSI Rete Due (rsi.ch/rete-due) e su Radio România Cultural e Deutschlandfunk Kultur nell’ambito dell’offerta Euroradio.
Il biglietto di questo concerto vale come titolo di trasporto valido nella data del concerto indicata in tale biglietto, quale carta giornaliera Arcobaleno, tutte le zone, in seconda classe (2.)(TK)(V).
Maurice Ravel
Ma mère l’oye cinque pezzi infantili, versione per orchestra
Prima esecuzione (versione per orchestra): Parigi, 28 gennaio 1912. Direttore Gustave Grovlez
I cinque pezzi infantili per pianoforte a quattro mani riuniti nella raccolta Ma mère l’oye furono ispirati dalle antiche fiabe francesi di Charles Perrault (La bella addormentata nel bosco e Pollicino), Marie Catherine d'Aulnoy (Serpentin Vert) e Marie Leprince de Beaumont (La bella e la bestia).
Ludwig van Beethoven
Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in do maggiore op. 15
Prima esecuzione: Praga, Kontiksaal, ottobre 1798 (versione originale); Vienna, 2 aprile 1800 (versione rivista). Ludwig van Beethoven, pianoforte
Il concerto in do maggiore fu composto dopo quello in si bemolle maggiore, ma pubblicato per primo. Entrambi subirono revisioni dopo la prima esecuzione, perché Beethoven andava affinandoli durante le accademie con cui desiderava farsi conoscere, prima di giungere alla pubblicazione definitiva.
Felix Mendelssohn Bartholdy
Sinfonia n. 4 in la maggiore Italiana, op. 90
Prima esecuzione: Londra, 13 maggio 1833, London Philharmonic Society. Direttore Felix Mendelssohn
Il Grand Tour di Mendelssohn in Italia (1830-1), auspicato e incoraggiato dal suo ammiratore, J. W. Goethe, iniziò a Venezia per giungere, via Bologna e Firenze, a Roma. Qui il compositore trascorse la maggior parte del tempo con il celebre scultore Bertel Thorwaldsen, che lavorava a una statua di Byron, e con i cosiddetti “pittori nazareni” - corrente artistica d’inizio ‘800 - che avevano appena dipinto la casa sul Pincio dello zio diplomatico Jacob Salomon Bartholdy.
Suite, concerto e sinfonia da Beethoven a Ravel
Nel corso di una serata a Villa Medici, la figlia del direttore dell’Accademia di Francia, Horace Vernet, prese un tamburello e ballò una tarantella: Mendelssohn scrisse che avrebbe «voluto essere un pittore per il superbo quadro che ne sarebbe uscito». Il Saltarello incorporato nell’ultimo movimento della futura sinfonia Italiana, il travolgente Presto, sublima sinfonicamente proprio quella tarantella.
Frattanto, l’elevazione del nuovo Papa Gregorio XVI non aveva rinviato lo scoppio del carnevale romano: l’attacco impetuoso e ardente del primo tema dell’Allegro iniziale può essere ascoltato come la versione mendelssohniana di quella festa, mentre l’Andante s’imprime, secondo Larry Todd, come «una processione sacra, non dissimile dalla Marcia dei Pellegrini dell’Harold en Italie di Berlioz (1834)».
A metà strada fra l’Harold e la Settima di Beethoven, l’Italiana, sinfonia quadripartita, fu completata tra Berlino e Düsseldorf, prima della presentazione a Londra. Ma dopo tre riprese (1834-8), l’autore perfezionista pensava necessitasse di un’ulteriore messa a punto e la sottopose a nuove revisioni.
Centro di gravità espressiva del Concerto in do maggiore di Beethoven è da parte sua il Largo centrale, che accetta la caratterizzazione lirica del movimento lento, così come il tono militaresco e festoso del primo tempo (Allegro con brio) e quello danzante e ritmico del Rondò conclusivo (Allegro scherzando) appartengono anch’essi allo schema tradizionale dei concerti dei compositori coevi, J. N. Hummel e I. Moscheles.
Come ha riassunto lo studioso beethoveniano Giovanni Carli Ballola, «è proprio l’irripetibile felicità creativa, la beata sicurezza con la quale il giovane musicista procede baldanzoso sul solido terreno di un linguaggio mutuato dalla civiltà musicale del suo tempo, a rendere i primi due concerti fra le composizioni più seducenti e ricche d’inventiva e di sensuale bellezza del primo Beethoven».
Con il balletto Ma mère l’oye, Maurice Ravel ottenne anni dopo il primo successo pieno della sua arte, grazie alla magia di un’orchestrazione che, passando dal bianco e nero della tastiera al caleidoscopio coloristico dell'orchestra, sublimava l’originale pianistico. Nella suite Ravel elimina le suture che collegavano le varie ‘storie’ del balletto e conserva la cullante Pavane della bella addormentata nel bosco e i dialoghi della Bella e la Bestia, superbamente realizzati nel valzer dialogato fra clarinetto e controfagotto (Ravel li definiva “una Gymnopedie. Sfortunatamente lui [Satie] la realizzava meglio di me”). Ma ritroviamo anche Pollicino che cerca i minuzzoli fra gli incanti della foresta; Laideronette, imperatrice delle pagode, che si aggira nel pentatonico incanto di un Oriente dai timbri fantastici; e infine il Giardino fiabesco, dove tutti i personaggi ritornano, in un’apoteosi degli incantesimi della fiaba.
Giovanni Gavazzeni
Charles
Dutoit
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Ruolo
Direttore
Martha
Argerich
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Ruolo
Pianoforte